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I. K. Teatro alla Scala

DO^ SEBASTIANO

DRAMMA !-EP.fO

DIA NORA DE BARDI

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DOBfr SEBASTIANO

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^Wìnma, ateneo c/e/ ? &ew^6

TRADUZIONE ITALIANA

HI GIOVANNI muffirvi

DA RAPPRESENTARSI

NelV I. R. Teatro alla Scala

l' autunno 1847.

MILANO

TIPOGRAFIA VALENTIK1 E C.

C. de1 Borromeo n. 2848.

PERSONAGGI ATTORI

Don Sebastiano, re di Portogallo Musich Eugenio

Don Antonio , suo zio, reggente

in assenza del re Marconi Nap.

Don Giovanni da Silva, presi- dente del Tribunale Supremo di Giu- stizia, consigliere privato di S. M. Derevis Prosp.

Don Lraigi , inviato di Spagna Radaelli Gius.

Canioens, soldato e poeta DeGironella Ad.

Ben-®elin& , governatore di Fez Bennati Carlo

Abaialdo , capo delle tribù arabe , promesso sposo di Galovarm Giàc.

Zaìda, figlia di Ben-Selim Gruitz Carlotta

Don Enrico, luogotenente di don Sebastiano Berim Agostino

Cori e Comparse Grandi e Dame della Corte di Portogallo Soldati e Marinari portoghesi - Soldati e donne arabe Giudici del Tribunale Supremo di Giustizia Uomini e donne dei popolo.

Musica del maestro sig. Donizetti.

Il virgolato si ommette.

Maestro ai Cembalo: Si g. Panizza Giacomo. Altro Maestro in sostituzione al Sig. Panizza: Sig. Bajetli Gio. Primo Violino, Capo e Direttore d* orchestra : Sig. Cavallini Eug. Altro primo Violino in sostituzione al Sig. Cavallini Signor Ferrara Bernardo. Capi dei secondi Violini a vicenda Signori Buccinelli Giacomo Rossi Giuseppe. Primo Violino per i Balli: Signor Montanari Gaetano. Altro primo Violino in sosti tuz. al sig. Montanari: sig. Somascìii lì. Primo Violoncello al Cembalo : Sig. Meritili Vincenzo. Altro primo Violoncello in sostituzione al sig. Merighi Sig. Truffi Isidoro. Primo Contrabbasso al Cembalo: Sig. Luigi Bossi. Altro primo Contrab. in sostituz. al sig. Rossi sig. Manzoni G. Prime Viole : Signori Tassislro Pietro e Maino Carlo. Primi Clarinetti Per V Opera: Sig. Cavallini Ernesto - pel Ballo: Sig. Piana Giù. Primi Oboe a perfetta vicenda: Sig. Yvon Carlo Duelli Gio. Primi Flauti

Per POpera : Sig. Roboni Giù. - pel Ballo: Sig. Marcora Filippo Primo Fagotto: Sig. Cantà Antonio Primi Corni da caccia Sig. Martini Evergete. Sig. Languillcr Marco*

Prima tromba : Sig. Araldi Giuseppe Arpa: Sig.a Ripamonti Virginia. Maestro Istruttore dei Cori Signor Cattaneo Antonio.

Editore e proprietario dei libro e dello spartilo sig. Giovanili Ricordi. Suggeritore: Sig. Giuseppe Grolli. Vestiarista Proprietario: Sig. Pietro Rovaglia e Comp, Guardarobiere Sig. Antonio Felisi, socio nella ditta. Capi Sarti :

da uomo, Sig. Zamperoni Luigi, da donna, Sig. Paolo Veìonesi Berrettonaro: Signor Zamperoni sudd. Fiorista e Piumista: Signora Giuseppa Robba. Attrezzista Proprietario : sig. Croce Gaetano Inventore e direttore del Macchinismo sig. Honchi Giuseppe. Parrucchiere : Signor Venegoni Eugenio. Direttore dell'illuminazione: Sig. Caregnani Giovanni.

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Il porlo di Lisbona in prospetto. A destra il palazzo del re con gradinata. Si scopre in lontananza la flotta pronta a far vela. Un andare e un venire di gente occupata ai varii preparativi delf imbarco. Son recate armi e munizioni da bocca a bordo della nave ammiraglia. A sinistra Marinari e Soldati, che bevono e cantano; altri prendon congedo dalle loro famiglie. Calca di popolo, Dame, Cavalieri.

SOLDATI, MARINARI, POPOLANI, CAVALIERI e DAME; quindi DON ANTONIO e DON GIOVANNI DA SILVA.

Coro k_7u presti all'oprai Nocchier, v'appella Propizio il vento, tranquillo il mar; Ci guida in Africa del re la stella ; Nocchieri all' opra , convien salpar.

(Don Antonio e Giovanni da Silva escono dal palazzo reale e s1 avanzano)

A int. IVe sorride fortuna. Il re già muove

Air impresa africana, » a cui lo appella

Desio di gloria e la sua mala stella ! » Gio. E partendo l'augusto

Vostro congiunto, dell'impero a voi

Commette la reggenza... Ant. Ch' io debbo ali influenza

Del supremo del regno magistrato 9

Di sua grandezza consiglier privato, (inchinandosi)

Dividere con voi

Le cure intendo ed il poter sovrano...

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Gio. (Che breve fi a nella tua debil mano. Re Filippo secondo,, il glorioso Nostro vicin di Spagna , a me promette, Se il serto lusitano Sul capo gli assecuro. Poter più lungo, e più del tuo securo.)

SCEKA II.

Un SOLDATO che s'appressa a Don Antonio presentandogli un foglio piegalo., e Delti.

Ai\T. Ognor quest' importuno,

Che é* un supplice fogiio mi persegue

Senza mai diirmi tregua.* Or via, che alleghi?

Sol. La mia sciagura. (*aISoi.)

At\T. E vuoi ?

Sol. Parlare al re.

Art. Credi tu che a tuoi pari il re discenda?

Gio. Indietro , va!

Aist. Non più, vanne!

SCENA III.

DON SEBASTIANO dal palazzo e Delti.

Seb. E perchè

Vietare ai prodi miei l'accesso al re? Parla chi sei ? (al Soldato)

Sol. Guerrier sognai vittoria . Cercai sul mar la t'ama , Poèta ambii la gloria.... E non trovai che duol i Lolita h sull' onde algenti Vasco seguii di Gama ; Cantai di stranie gentil Di terre ignote al sol. 0 mia Lusiade! o figlia Del mio bollente ingegno, Ove il tuo nome ai secoli, Patria crudel , consegno , DelT Ocean sconvolto L' ire affrontai per te !

7 ~-

Ahi! d'una man nuotante , Io r altra al cielo ergea, Grazia per i miei versi, Non già per me chiede». . Sia lode al ciel che invano Non domandai mercè! Seb. Ch' io sappia il nome tuo. Sol. Camoens! Seb. Poeta, In ti saluto! * Nel suo sguardo io vidi Del genio sconosciuto (*a D. Ant. e D. Gio.)

Brillar la fiamma! Del paese ingrato Che all' obblio lo condanna ed allo scorno Il nome suo sarà l'orgoglio un giorno! Ti protegge il tuo re ; parla che vuoi? (a Cam.) Cam. In Africa seguire i passi tuoi :

Sopra il suol che ti fia d' allòr fecondo Pugnarti accanto, e dir tue glorie al mondo. Seb. Sii presto adunque !

Cam. Un' altra grazia io chiedo.

Seb. E qua! ?

Cam. Mira , o mio prence ! (accennando fra le scene)

Seb. O ciel, che vedo !

SCEKA IV.

ZA1DA, GIUDICI, POPOLARI e Delti.

(Zaìda circondata da soldati e famigliari del Tribunale supre- mo di Giustizia; s'avanza lentamente; due carnefici le stanno al fianco)

Coro Giù. Giustizia divina,

Agli empii tremenda ,

Terrore comprenda

Chi t' osa oltraggiar ! Un' alma the merla

Eterna la pena

La fiamma terrena

Può sola mondar ! Seb. Dove la conducete ? Gio. Al rogo !

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8eb. Chi è costei ?

Gin. Zaida, 1' africana,

Un' infedele impura,

Sulla eosta di Tunisi dai nostri

Corsari presa or non ha molto , e tratta

In Lisbona a servir. Di veneficio

Accusata e convinta ,

Il Tribunal , ov' io siedo supremo ,

La dannava poc' anzi al fato estremo. Seb. Perir non dee tanta beltà ! Gio. Mio prence,

Del consiglio sovrano

l decreti annullar il re lo puote ! Seb, Ma mitigar li può. Vada per sempre ,

Sotto pena di morte ,

In bando la straniera. Ciò. (Oh mio furorel)

Dove ?

Seb. In Africa presso al genitore 1 Cam. Viva il re !

Gio. e Tanto ardisce! delle leggi Giù. Conculcar la maestà!

Zaìda Signor clemente e pio , (ai piedi del re)

Mio scudo e mio sostegno , Ben sei quaggiù di Dio Imagin vera , o re. 0 tu . che mi difendi ,

Che a morte rea m' involi , La vita che mi rendi Sacrar mi lascia a te 1 Sul capo tuo caro Vegli divin favor ! Quant' è 1' esiglio amaro Per te s' ignori ognor. Seb. Sembiante onesto e pio

Straniera, il ciel ti die ! Ben è quel cor restio Che nega omaggio a le ! Cam. Ben sei quaggiù di Dio Immagin vera , o re. Gio. ,Ant. (Tanto di leggi obblio e Giud. Da tollerar non è;

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Patria pagarne il fio ,

Benché possente, i! re). (snode uno squillo di Seb. Squillar la tromba io sento, trombe) Tronchiam gì' indugi oniai: 'Ne spira amico il vento ^ Al mar, miei prodi, al mar. A conquistai) ne appella Un nuovo mondo il cielo : V è scorta la mia stella , Corriamo a I rio n far, E lu, * s'è ver che del futuro il velo (*a C&m.) Squarciar possa il poeta , Dinne tu, gran profeta 3 Qua! fato serba all' armi nostre il cielo. C.4M. Ove son? del futuro al mio ciglio (con cntus.) Chi V oscuro velame squarciò? Ecco in vista il regale naviglio...

Già la sponda africana toccò... De) deserto già il vento ne porta

Indistinto guerresco clamor!... Quanti sono i nemici?.., che importa!!... Su corriamo all' arringo d' onor ! Cam. e Su . corriamo a nuovi allori Coro sul campo della gloria ; E' seguace la vittoria Del coraggio e del valor. Cam. Infinita , d' aspetto diversa

Veggo un'oste sui piano avanzar: r* Già 1 un campo sull' altro si versa .

Chi le morti potrebbe contar? (sifanoUe, lampeg- L' orizzonte di lampi rosseggia,, già, tuono inlonlan.) Trema il suol, ecco il tuon rumoreggia... Il re cade... accorrete, o gagliardi... Giusto ciei !... la bandiera periglia... A gran pena la seguon gii sguardi , Tutta polve e di sangue vermiglia,.. La bandiera salvate col re. Su , corriamo a nuovi allori sul campo della gloria ; E* seguace la vittoria Del coraggio e del valor. Seb. Che di' tu mai ?

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Cam. Ma il mar ritorna in calmaci cielo si rass.)

Più chiaro brilla il sol!... 0 sol, die devi Le gesta illuminar di tanti eroi , S' inchinili le bandiere ai raggi tuoi ! (le bandiere Seb. Le benedica il ciel 1 vengono abbassale)

Gio. Benigno ascolti

I nostri voti Iddio. (E di cotanto stuolo ., Non tornerà, giova sperarlo un solo!) Seb., Cam., Coro di Soldati. Squillar la tromba io sento, Tronchiam gli indugi ornai; Ne spira amico il vento, AI mar, guerrieri , al mar ! A conquistar ne appella Un nuovo mondo, il cielo:

T è scorta la stella ! sua

Corriamo a trio n far ! Zaì. D'un popol che l'adora

Seconda 9 o cielo , i voti ; E Tempio sol percuoti Che ostil gli prega il mar. Se dal furor dell'empio Fé' salvi i giorni miei , Il suo favor tu dèi, 0 ciel, ricompensar.

A in., Gio. e Giudici

(Disperda il folle intento

La tua giustizia, o cielo !

Gli sia nemico il vento ,

Gli sia funesto il mar ! Che se pietade è bella ,

In empietà si cangia

(juand' osa, a Dio rubeila,

Le leggi calpestar ! )

Uomini e Donne del popolo. Il nobile ardimento

Seconda o Re del cielo ;

Gli sia propizio il vento,

Gli sia tranquillo il mar!

-

Duve T onor Io appella Gli sii lu scorta e duce ; Splenda per lui la stella Che guida a trionfar l

Gio., Alnt. e Giudici

(Ah ! che invano alla sua patria Egli chiegga ritornar).

Zaì. e Coro di Popolo

(Ah ! eh' ei possa alla sua patria Salvo e illeso ritornar).

Cam., Seb. e Coro di Soldati

Ah 1 si vada per la patria Stragi e morte ad incontrar.

FUNE DELL' ATTO PRIMO.

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

La scena è in Affrica. Campagna nei dintorni di Fez.

ZAIDA, circondala dalle sue compagne.

Jja più vaga delie vergini

Onde l'Africa va altera ,

D' ogni cor 1 affetto, il palpito,

Stava, a hi lassa! prigioniera!

A guerrier valente e nobile

Data avea d' amor la fede ;

Già d' Imen le faci splendono ,

Il garzon già sua la crede...

(juando ratto piomba ii barbaro ,

E gì' invola il suo tesor ! Ma tu riedi , e teco , o vergine ,

A noi riedono gli amori

(Zaìda congeda d1 un cenno le compagne)

SCENA IL

ZAÌDA, sola.

Ove celare , oh Dio ! L' affanno . il pianto mio ! Ebbro di gioja il padre A festeggiar il del mio ritorno Tutte chiamava le tribù d'intorno! Terra adorata - de' padri miei ,

Come cangiata - ritorno a te ! De' miei primi anni - dolci compagne ,

Invnn gii affanni - temprate a me. Ahimè! sui lidi - dello straniero

Perchè ti vidi, - mio nobil re? Restò cattivo - teco ii mio core ,

lo più non vivo, - ben mio, che in te.

SCENA IH.

BEN-SELM e Delta.

Bkin. Perchè $ figlia , mesta ,

E d Abaialdo ai voti ugnar restia ? Accogli almen dell' amistà 1' omaggio j Che ii tuo ritorno a festeggiar s' appresta.

SCENA IV.

ARAIALDO con seguito di Guerrieri Arabi e Delti. Accorrono in questa le compagne di Zaìda.

Abà. E che? per tutto di festa è suono,

Percosso echeggia di canti ii eie! ; E a noi sui capo riniugge il tuono ,

E a noi già sopra sta V infedel ! Tutti ^ ? L' infedel ! ! !

Aba. Su guerrieri su guerrieri ! la spada

Ch' io vi miri nel pugno brillar 1 Su , su all' armi ! 1' improvvido cada

Che il leone veniva a destar ! Guru. Si brandisca la spada :

Al Tarmi s o guerrieri Aba. Sebastian re di voglia sfrenata ,

Di ridurci pretende a servir. Fuor ne chiama, e ne sfida a giornata

in sul pian d'Alcazarre Rebir ! GlJftR. Su guerrieri s'impugni la spada,

Or è tempo di cuore e d'ardir. Aba. Or che di guerra Y ora è suonala

Tace ogni affetto : sol parla onor.

Merlar ia fede * che m' hai giurata (*a Zaìda)

Eia cura e premio del mio valor. Zaì. Kattieni , o Dio, la spada

Già presta a sierminar : L'ire dei cor' dirada ,

Fa pace trionfar*;

Coro di Dosine

La tua fede! contrada

Ti piaccia,, o Dio , salvar!

u

Deh ! fa che i' empio cada , Fa il giusto trionfar!

Coro di Arabi Su guerrier , su guerrieri ! la spada

Or è tempo da prodi impugnar ! Su, su all' armi ! r improvvido cada Che il leone veniva a destar !

(lutti partono tumultuariamente)

SCENA V.

La scena rappresenta la pianura d'Àlcazar Kebir dopo la battaglia sparsa di morti dei due campi.

DON SEBASTIANO ferito, e sorretto da DON ENRICO. Ha in pugno T elsa d'una spada rotta. Parecchi de1 suoi Uffizi alt , feriti anch'essi, gli fanno scorta,

Seb. Una spada f una spada!....

Ewr. Ohimè ! tutto è perduto !

Seb. Camoens salviam... cader lo vidi...

Einr. O sire ,

Non si pensi che a voi! * Si regge appena! (*agli altri) (Sebastiano cadendo mezzo svenuto a pie della roccia) Seb. Lasciatemi... fuggite... Enr. Eccoli ! presso

A quella roccia... E noi in o riami per esso! (fa cenno ai compagni che adagino il re dietro la roccia)

SCENA VI.

ABAIALDO, BEN-SELIM con seguito di Arabi c Detti.

Coro d' Arabi.

Allah ci die vittoria 3 E proclamò dal eie! In questo la gloria Dei figli d' Ismael ! Sperdiam l'iniqua setta,

Sveniam senza pietà ! È santa la vendetta!

Di sangue ha sete Allah! Aba. Seminato di morti e di malvivi

Attesta il campo la vittoria nostra. Ma dov' è il re ? ferito

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Cader Io vidi, e se dalla mia mano Egli spera fuggir, lo spera invano 1 Coro Non si risparmi un sol di quest' infami !

Gli sterminiam ! Einr. Me primo !

Aba. II re si nomi,

E agli altri delia vita Mallevador son io. Favellate: il re vostro?... Ekr. Il re son io.

Sa lai vegliate !.. io moro 1 (cade estinto)

Aba» Nella polve prosteso

Eccolo dunque il re! V eroe superbo, Che nell'Africa doma Sognava un nuovo impero , Vi conquistò solo una tomba ! Bek-Sel. Ai resti

Del re eh* ebbe la fede e il vostro affetto Gli estremi onor rendete, io vel permetto. Ara. Allah ci diè vittoria, E proclamò dal ciel In questo la gloria Dei figli d' Ismael ! Sperdiam Y iniqua setta, Sveniam senza pietà! E santa la vendetta!

Di sangue ha sete Allah! Por. Se ci negò vittoria

La sorte a noi crudel , Dei martiri la gloria

E' a noi serbata in ciel ! Il corpo alla vendetta

Sottrai* nessun potrà ; Ma l'alma un premio aspetta Lassù ch'egual non ha. (gli Arabi si allontanano, ed i Portoghesi lengon dietro al corpo di Don Enrico, che vien portato altrove)

SCENA VII. DON SEBASTIANO svenuto, c ZAIDA. Zaì. Ei non è più! fra i corpi Ond' è sanguigno il piano D' interrogar la morte avrò il coraggio, s.

- 16 -

Se ferito salvarlo... io spero invano... di' io risparmi alla salma almen V oltraggio. Fa eh' io lo trovi , o cieli guida i miei passi! Seb. Camoens, Enrico! Ah corro a lor difesa, (fuor di sensi) Zaì. Ah ! chi parlò ? - Seb. Mi han vinto...

Svergognato !... Zaì. Gran Dio ! gli occhi... il mio core...

No, non m'inganna amore ! E' desso... e vive ancora : Ei vive... ancor respira Ah! .. io salverò... non fia ch'ei mora. Giusto ciel in misero stalo

Chi polria non sentirne pietà? Forse oh Dio ! mortalmente piagato Più che un soffio di vila non ha!... Seb. 1/ alma stanca... illanguidita (risensando) Io sentia... dal sen... fumivi.. Chi mi rende lena e vita ?

Chi rinfranca in me 1' ardir ?... Zaì. in lieta sorte o ria,

M' avrai compagna, o re! E tua la vita mia , La spenderò per te ! Seb. Nella sventura mia

E' il ciel pietoso a me ; Che un angelo m' invia , Gentil straniera , in te. Senza esporre i tuoi giorni (resping. con dolcezza) I miei salvar non puoi. Va 3 lasciami perire ! Zaì. Pel Dio de' padri tuoi vivrai , mio sire ,

G noi morremo insieme ! Seb. Che ascolto ! Zai. Al re possente

Dovea tacerlo, e il tacqui; Ma sventurato, ma errante e proscritto, Or saprai tutto!... io l'amo, E per te solo io tremo! . Seb. E offrirti oimè! non posso

Che T infortunio mio ! Zaì. Che imporla... io t'amo... e la tua sorte è mia!

17 -

Ed ancora per te morir poss1 io ! A 2. Disgiunti ah! non ci voglia

Quel Dio che ci riunì! Zal Fa cor, mio re, fa core.

La gioja è presso al duo!. Di notte al cupo orrore Succede il chiaro sol. Skb. Ardir m'infondi in core.

Sparì l'affanno e il duol ; Di notte al cupo orrore Succede il chiaro sol. Zaì. Ti renderà libertade e corona

Quel Dio che veglia sul capo dei re. Seb. Beato me se la sorte mi dona

Ch'io possa un scettro deporre al tuo pie! Zaì. Fa cor, mio re., fa core,

La gioja è presso al duol. Di notte al cupo orrore Succede il chiaro sol. Seb. Ardir m'infondi in core,

Sparì l'affanno e il duol; Di notte al cupo orrore Succede il chiaro sol.

CORO D'ARABI e Detti. Indi ABAIALDO e BEN-SELIM,

Svernati) ! sveniam ! nel nome del profeta !

Che più tardiam? a noi l'impone il cieli Allah , Allah costui salvar ne vieta.

IN'on v' è pietà! Siam figli d'Ismael!

(Zaida correndo ad incontrare Abaialdo e Ben-Selim che entr.)

Zu, Per pietà! se mi amate

Grazia per lui! quel misero salvate!

SCENA Vili.

Coro d' Arabi.

iS

Ve ne supplico... il voglio ! Aba. E perchè obbedirci

Chi a respinger s'ostina i voti miei? Zaì. Ebben ! Tarmi omicide (nella massima angoscia)

Dal capo suo stornate;

CIi' ei debba a un cenno vostro

E vita e libertate;

Ch' ei tornar possa illeso

Alla terra natia,

E...

Aba. Che di' tu?

Zaì. Pia vostra la man mia!

Aba. Ma perchè tanto a cuor?...

Zaì. Su lido estrano

Io periva ; un cristiano

Spezzò i miei ceppi. Libera ,. io giurai

Un cristiano salvar. Il voto pio

Vorrei compir. Aba. Sia fatto il tuo desio!

(a Don Sebastiano)

Stranier, libero sei! vanne ed impara A benedir il nome di colei Cui vita insieme e libertà tu dèi ! Seb. Al par di Dio la voglio benedir!... (E amarla fino all'ultimo sospir. - )

Aba. e Coro d'Arabi (a Don Sebastiano)

Va, non tardar, se a te la vita è cara !

Cessò il fragor; tornò sereno il cieli Partiam, seguiam il duce nostro all'ara, Amor, onor ai figli d'Ismael! Seb. (Oh mio dolor! oh mio dolor estremo!

Pietoso Iddio, veglia su lei dal ciel. -) Zaì. Va. non tardar, se a te Zaìda è cara! (a parte) Divin favor vegli su te dal ciel!

(partono tutti tranne Don Sebastiano) Seb. Deserto in terra - che più mi avanza? Fin la speranza - fuggi da me! Tu sol mi resti - core amoroso, Angiol pietoso - che il ciel mi die!

- 19

Che non poss* io - per tanta

I! serio mio - deporti al pie? Folle! di trono - che più ragiono?

Ah 1 nulla il fato - a me lasciò ! Deserto in terra - che più m'avanza?

Fin la speranza - nV abbandonò ! Pur fra l' ire di sorte funesta

Non del tutti» son misero ancor, Se l'amore d'un angiol mi resta,

D'un soldato se restami il cor!

FINE DELL'ATTO SECONDO*

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

La piazza principale di Lisbona. Da una parte la facciata della cattedrale parata a lutto.

DON GIOVANNI DA SILVA, DUE DELEGATI del re di Spagna. ABAIALDO e ZAIDA velata.

Gio.»Tl nobile Abaialdo, deli' estinto (ai delegali)

»Monarca vincitore ,

»Al re l'Africa manda ambasciatore. Aba. «Proposta d'alleanza

«Rechiamo al re novello e i nostri voti ;

»Anco sui nostri liti

«Fama di sue virtù di alto si spande :

»Sia la patria per lui felice e grande! Gio.»Ognun lo spera. D' accettar frattanto

»Vi piaccia nel suo tetto,

»Qual si merla per voi, stanza e ricetto.

(tutti partono)

SCE1$\ II.

È notte. Camoens s'avanza lentamente, e a fatica sulla scena.

CAMOENS solo. Gioco di rea fortuna, Povero Camoens! d'Alcazar sul piano, Per morto abbandonato. Poscia in crudele schiavitù ridotto, Rotti i tuoi ceppi alfine, Fia pur vero che il cielo impietosito Riveder ti conceda il patrio lito? 0 Lisbona, alili ti miro,

Riedo alfine, o patria, a te ! L'aura tua ch'io sento e spiro

Vita nuova infonde in me ! Scordo l'ansie e l'aspra guerra Che il deslin mi fé' soffrir.

21 -

Ti riveggo, o saera terra:

Or può farmi il ciel morir 1 Pur languente in suol straniero ,

Senza speme di mercè , Era il cor del prigioniero,,

Dolce patria, ognor con tei

SCENA III. Una Ronda che attraversa la piazza \ e Delle.

Un Soldato Chi viva !

Cam. Un esiliato

Che il suol natio rivede ,

Un soldato che riede

D'Africa... Sol. Sul tuo capo,

Parla sommesso, e presto sgombra, amico.

Quanto d'Africa viene ha il re nemico.

(parte la ronda)

SCENA IV.

CAMOENS solo.

O mio re Sebastiano ! esserci ascritto Dovea l'esserti fidi anco a delitto! (guard. attorno) | Che tento?... a chi mi volgo?...

IVIancan le forze! o Dio!... Camoens mendico!...

La mano all'armi avvezza

Tender pregando alla ricchezza altera!...

Ah! ti spezza, o mio core...

E tu, notte, nascondi il mio rossore !

SCENA V.

DON SEBASTIANO chiuso nel mantello, e Detto. Camoens gli si accosta e gli tende V elmo.

Cam. Sono un soldato che vien dalla guerra ,

La man ch'io tendo famosa fu già! Torno mendico alla patria mia terra,

Deh! soccorrete chi pane non ha!

hf obolo date : vi parli pietà. Seb. Mendico riedo pur io dalla guerra,

Tu chiedi un pane a chi pane non ha!

22

Nulla fortuna lasciavano in terra, Tranne V onor che toglie ! Soldato anch' io, degno anch' io di pietà! Cam. La man, fratello, la mano ini !

Ferito sei ?... Seb. D'Alcazarre air impresa!

Cam. Pugnavi tu?...

Seb. Del vessillo a difesa!

Cam. Accanto al re?

Seb. Gli fui sempre da lato!

Cam. Io pur... io pur... al suo fianco piagato (con esallaz.)

Cadea : per morto lasciavanmi, o Dio! Seb. Parla, chi sei? Cam. Ah, l'amico son io

Del re, sono il poeta,

Che a piangerlo sol vivo,

E col canto a eternarlo! Seb. Camoens!...

Cam. Oh ciel ! qual voce I

Ah! no... vana lusinga!

Del re, che ognora io piango,

Quei non sono i sembianti. Sf.b. Dalla sventura oppresso

Cangiò il volto, ma il cor sempre è lo stesso.

(si abbracciano con trasporlo)

Cam. 0 fausto dì! - gioja suprema!

Soffri, o signor , - che al sen ti prema. Or, giusto ciel, - mi chiama a te, Posso morir - ho visto il re , Dio salvi il re. &Eb. O fausto ! - gioja suprema !

Lascia, o fedel, - che al sen ti prema! Son ricco ancor, - ancor son re^ Se il tuo gran cor - rimane a me.

Deh ! taci, ohimè ! »Dort Antonio, da bassa

«Ambizion sospinto (sommessamente) •Usurpava il mio trono. »Ki mi suppone estinto, »E dove sospettasse »Ch' io pur campai da morte,

éLO

» TV 1 1 spegneria, potendo ! Cam. «Ma i grandi, ma la corte?... Seb. «Salutano il nuov' astro

«Or che all'occaso è il mio: Cam. »Ma nei soldati almeno... Seb. »Confido in essi ancora. «A lor mostrarmi intendo »Quando sia giunta l'ora. Cam. «Ah della lor fede

«A voi garante io sono; «Gridar m'udranno. E' desso, il nostro re! «Fratelli , il giuro, a me credete, a me ! «O fausto dì, - gioja suprema !

«Soffri, o signor, - che al sen ti prema. «Or, giusto ciel, - mi chiama a te,, «Posso morir - ho visto il re. - «Dio salvi il re ! Seb. «O fausto 1 - gioja suprema!

«Lascia o fedel, - che al sen ti prema! «Son ricco ancor, - ancor son re, «Se il tuo gran cor - rimane a me!

«Deh! taci, ohimè! (musica Cam. Qual suon ferale? funebre in lontananza)

Seb. A simulare istrutto,

L'estinto onora con mentito lutto Il novello del trono possessore. Cam. Eccolo: e seco ha della corte il fiore.

SCENA VI.

DON SEBASTIANO e CÀM0ENS, chiusi nei mantelli si traggono in disparte, a man destra. Si vede sfilare al lume di mille torcie il corteggio funebre. Soldati di varie armi, Marinai,

I Magistrati, Grandi del regno, Dame della corte, Paggi , Fan- ciulle vestite di bianco. Per ultimo il carro mortuario ornato di divise regali, e delle armi del Portogallo, dietro il quale

| il cavallo di battaglia di Don Sebastiano. Seguono DON AN-

i TONIO e DON GIOVANNI DA SILVA, ABAIALD0, Cortigiani,

j calca di popolo.

COIIO DI DONNE

Eterno riposo Concedi pietoso All' alma, o Signor.

24

Coro d' uomini

Squillale a lutto, o trombe $

Tamburi in suon feral Chiamate dalle tombe

L' angiol del final 1 Tutti Innanzi a Lui e' ha i tuoni

E le procelle al piè i Son come vetro i troni,

Son ombra e polve i re...

1 Giudici

D' un monarca imprudente copra i trascorsi oblio; Assai la man possente lo >isitò di Dio!

Cam. (facendosi avanti) Non soffrirò che oltraggio si faccia al mio sovrano!

Gin. Chi di un tal le pompe osa turbar profano?

Cam. Un soldato, un poeta, un suddijto fedele,

Che non teme, e non spera, e poco il viver cura. Che non encomia i grandi, ma canta la sventura!

Gio. Qual ti muove interesse, o qual furor t' accieca, Di risse e di discordie malnato istigatore, Che d' una tomba in faccia non tace il tuo livore? La giustizia, cui suona ogni tuo detto insulto, Ti chiederà ragione del violato culto.

Cam. Al popolo adunato darolla, e sull'istante!

Gio. Soldati, altrove a forza si tragga Y indiscreto. Udiste? il re 1' impone.

Seb. (mostrandosi) Ed io ne fo divieto !

Tutti (con un grido) Il re ! !

Aba. (Ei ! qual mistero !

Lo stranier che Zaìda sottrasse al mio furore!)

Seb. E' desso, il vostro padre, che manda il cielo a voi Per confondere i vostri ed i nemici suoi. - Sì; il vostro re, che tanti durò stenti e perigli, E sempre in cor portovvi, sempre v'amò quai figli.

Pop. Viva il re, nostro vanto e nostro amore!

Aba. Popolo, io giuro, e invano un musulman non giura, Che al prence estinto diedi io stesso sepoltura. »Ei caddè di Alcazarre nella pugna famosa, E sul lido africano il cener suo riposa !

Gio. Il ver l'arabo duce parlò: credete a lui.

25

E' un mentitor sfacciato, un traditor costui! Cam. Riconoscerlo almeno sapranno i suoi soldati. Gio. Non più \ chiara è la frode.

àba. (Zaìda, il mio sospetto

Vegliar su te saprà!)

D. Seb., Cam. e loro fautori. Del vero tuo prence , 0 gente tradita , Difendi la vita , Difendi Y onor. 0 cielo , ti mostra ÀI, giusto propizio ; D' un empio artifizio Confondi gli autor ! Aba., D. Ant., D. Gio. e loro fautori. Ti scuoti , ti destu > O gente tradita ; La trama è chiarita Del vile impostor. À morte sia tratto ; Ìj estremo supplizio IV un empio artifizio Punisca r autor ! Gio. Qual eh' ei sia, non è qui che dello sciagurato Puote l'augusta legge pronunziar sul fato. L'accusato sia posto della giustizia in mano : Io lo reclamo in nome del tribunal sovrano. Sciagurato ! invan tu tenti Qui tramar un vile inganno Fiamme e morte ah ! ben sapranno Tanto oltraggio vendicar. Aba. (Ah ! mal tenta la sua gioja Questo core altrui celar.) Gio. Va, fellon ! non hai difese :

Piega il capo ab borni nato... L'esecrando tuo reato Ha ricolmo il ciel d'orror. Giud. L* esecrando tuo reato

Ha ricolmo il ciel d' orror. Gio. Morte all'empio, al traditor!

FINE DELL' ATTO TERZO.

ATTO QUARTO

SCENA PRIMA.

Sala sotterranea nella quale siede il Tribunale Supremo di Giu- stizia. I membri sono seduti, e disposti in forma semicir- colare col Presidente in mezzo.

DON GIOVANNI DA SILVA, Esecutori, uomini di Giustizia, Guardie del Tribunale.

Tutti Dal ciel devoti e umili

Preghiaui conforto e lume ;

Se non V afforza il Nume ,

Urna ti giudizio è fral. Ei , che ne affida in oggi

Del regno la salute ,

Ei ne darà virtute

Air alto ufficio ugual. Gio. Supremi delegati

Del Tribunale augusto ,

Speranza , amor del giusto ,

Terror dell' empietà ; In voi non trovi accesso

r odio Y amore ;

Del paro ignota al core

Sia tema e sia pietà! Tutti Noi lo giuriamo!

SCENA II.

DON SEBASTIANO, ABAIALDO e Detti. - Mentre da mano destra Don Sebastiano s1 avanza in mezzo ai soldati, Abaialdo chiuso nel mantello, e con cappello a larghe falde, viene in- trodotto dalf altra parte da un famiglio del Tribunale., che gli fa cenno di tacere e di usar prudenza. Abaialdo si con- fonde fra i soldati ed i famigli.

Gio. O tu, che a provocar la civil guerra Nome assumevi , e qualità mentite , Parla , chi sei ?

Seb. Rispondi a me tu primo.

Chi il dritto, uora senza fede, 1)' interrogare il tuo signor ti diede ?

Lo son... lo attesto... Già. Un impostor tu sei !

Seb. Ben s' addice a chi osava incatenarmi... Gio. Di condannarti... Seb. No, d' assassinarmi !

Più non rispondo. Gio. II tuo silenzio invano

Spera arrestar della giustizia il corso.

A smascherar costui

Chiede udienza un testimonio. Venga.

SCENA III.

ZAIDA velala e Detti.

Tutti Una donna !

Zaì. Che importa ,

Se d' una donna il labbro al ver vi è scorta?

Uditemi. Abaialdo , illuso ei stesso,

Inconscio v' ingannò. Colui eh' ei vide

In Africa perire, era il fedele,

li nobil don Enrico ,

Morto da eroe pel suo signore e amico ! Gio. Che di' tu mai ?

Zaì. Fu salvo il re l fu salvo

Per cura d'una donna,

Che lo amava d' amore. Gio. Che nuova trama è questa ! Seb. 0 nobil core !

Zaì, Ebben! colei che a morte

Il vostro re sottrasse .

Lo giuro innanzi a Dio , (rimovendo il velo;

Lo attesto al Tribunal... quella son io !

(i membri del Tribunale si alzano con sorpresa (Non so se più nei core

Può speme o può terrore l

La sua colla mia vita

Potessi almen comprar ! Del misero suo stato

Ti prenda, o ciel, pietà !

Sottrarlo a estremo fato

Sol può la tua bontà !)

28

Aba. (Di rabbia e di furore

In sen mi bolle il core:

Al suo signore in faccia

Costei può tanto osar ! Invan la sciagurata

Salvar costui vorrà 1

Pria di mia man svenata

La coppia rea cadrà !) Seb. Sei tu ?... mi balza il core

Di gioja e di stupore.

E' il eie! che in lei m* invia

Un angel tutelar. Sottrarmi a un empio fato

Non può la tua pietà ;

Ma lieto e consolato

li mio morir sarà 1

D. Gio. ed i Giudici

(Di rabbia , e di furore Jn sen mi bolle il core. In faccia al mondo , a Dio Costei può tanto osar! Del ciej sia vendicata t/ offesa maestà ! La coppia sciagurata Chi mai salvar potrà?) Gio. Miratela ; costei è quella istessa (ai giudici)

Che dell' estinto prence L'improvvida pietà sottrasse al rogo : Dannata al bando , sotto Pena del capo, Tempia il bando ha rotto ; E' rea di morte. Io la condanno al fuoco Come di veneficio , Di falso testimonio e d' impostura Convinta e rea. Aba. Ed io, come spergiura! (appalesandosi]

Sciagurata!... al mio furore No, non basta la tua vita; Vo'5 che 1' onta , il disonore Sian compagni in morte a te. Tua nequizia a far punita Poco è il rogo che t' aspetta ,

29 ~-

Va dal cielo maledetta , Come, iniqua, il sei da me!

Gio. (ai giudici)

Un dovere imperioso

Del rigore il ciel ne fa.

La condanna anche lo sposo ;

Chi difenderla potrà? Skb. Deh ! prendete i giorni miei ,

Ma pietà , pietà per lei. Zai. Sire, a Dio solo ne appello ,

Ei fra noi giudicherà.

Aba., Gio. e Giudici

Va , spergiura !... al mio furore No, non basta la tua vita ; Vo' , che Tonta, il disonore Sian compagni in morte a te. Tua nequizia a far punita Poco è il rogo che t' aspetta , Va dal cielo maledetta > Come, iniqua, il sei da me ! Zai. Io. spergiura !... al tuo furore Poco è dunque la mia vita? Vuoi rapirmi anche 1' onore , Queir onor che tuo pur è? D' una misera tradita

Se Io strazio, o vii, t'alletta : Lego al ciel la mia vendetta , Il rimorso lego a te.

Seb. Sciagurati !... al lor furore

No , non basta la mia vita ! A pietade h'an chiuso il core , Speme oh Dio ! per lei non v' D' una misera tradita

Si , Io strazio i vili alletta 1 Va dal cielo benedetta , Come, o cara, il sei da mei

Gio. Non più... sia tratta a forza !...

Zaì. Ebben ! poiché il consorte

30 -

Me scioglie du' suiti puri e sacra a morte .

Ebben!... . I1 amo, i* a mei ,

Questi... il re Sebastiano! - il vero re!...

Egli, infame, il mo re!... (a Gio- con forza)

E voi. quando per lui la morte io sfido, (ai Giù.)

E al disonor sorrido ,

Dite . chi fia 1" audace

Cile di menzogna mi terrà capace ?

Gio., Ab A. e Giudici

Il rogo a lor s* appresti .

Vi spirin fra i tormenti ;

Disperso vada al velili

Il cenere iqfedel ! Cader al rogo in faccia

Vedrem l'empia baldanza;

Nulla per voi speranza

Rimane in terra , e in cie\ 1

Zaìda e Sebastiano

Il rogo a noi si appresti ,

V? ascenderem ridenti :

E1 lieve agli innocenti

Lo strazio più crudei. É a noi conforto e scudo

Dmna una speranza ;

Vendetta in terra ha stanza,

Perdóno alberga in ciel !

FI>E DELL'ATTO QUARTO.

ATTO QUINTO

SCENA PRIMA.

Sala nella torre di Lisbona , destinato al Presidente del Tri- bunale di Giustizia. Porta in fondo. Gran finestra a mano man- ca. Sur un tavolo quanto occorre per iscrivere. È notte.

Gio. Contar dunque poss' io ? Lui. Con poderosa armata il duca d'Alba , Pria che annotti , sarà sotto Lisbona. Gio. E il tuo re m' assicura ?... Lui. Poter sovrano in nome suo , se voi

Al mio re la corona... Gio. Non più. Fin d' oggi ei regnerà in Lisbona. Lui. Mh il volgo ad abbagliar vorria prudenza Che almeno 1' apparenza D' un titolo legittimo... Gio. T intendo ,

Lieve impresa , e sicura ! A me ne lasci il tuo signor la cura.

(Don Luigi esce)

DON GIOVANNI DA SILVA e DON LUIGI ,

invialo di Spagna.

SCENA II.

ZA IDA, e Detti.

Gio. I giorni tuoi sono in mia man.

Za;.

A troncarli ? Gio. Se teco io consentissi

Che indugi

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A far salvo colui , che re tu nomi ? Zaì. Egli? fia ver?., gran Dio!... parla... che esigi? Gio. Fa eh' ei soscriva questo foglio, e tosto

Cadon le sue ritorte... Zaì. Basta... porgi...

Gio. Se no, fra un' ora morte !

(Don Gio. parte)

SCENA III.

DON SEBASTIANO e Delta.

Zaì. Eccolo !

Skb. 0 mia Zaìda !

A me chi ti conduce ,

Chi mi congiunge a te ? Qual angelo di luce

La speme rende a me? Zaì. Me qui desio conduce

Di tua salvezza, o re. Un raggio ancor di luce

Brillar vegg'io per te.

Seb. Ma per qual sorte - è a noi concesso

Vederci ancora - pria di morir ? Zaì. Già gli oppressori cui grava il lor successo ,

Pendon dubbiosi , e in lor vien men l'ardire.

A voi , deposte 1' ire,

Ognun si prostra, e re torna il proscritto.

Sol che vi piaccia, o sire,

Di segnar questo scritto; a voi leggete. Skb. Gran Dio ! che leggo ? - Porre in non cale

L'avita stirpe e il suo splendor!

Segnar da vile l'atto fatale

Che mi condanna al disonor ! Zaì. Che sento?

Skb. Sai tu , Zaìda che da me si vuole ? Zaì. La libertà m' è offerta... (con ironia)

Seb. Ebben?...

Ch' io ceda a patto

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A re Filippo i dritti e la corona mia ! Zaì. Disonorarti!... i vili !... ah mille morti pria !

Seb. Quell'alma ardita, altera

Indovinò il mio cor! lnvan per lor si spera

Macchiar del re 1! onori Chi la corona avita ,

Chi il regno ni* involò , AI re può tor la vita ,

Ma degradar... noi può. Zaì. Queir alma ardita, altera

E' del destin maggior 1 lnvan per lor si spera

Macchiar del re 1' onor ! Chi la corona avita ,

Chi il regno gì' involò , Al re può tor )a vita ,

Ma degradar... noi può. (battono le ore)

Coro (di dentro)

Suonò T ora fatale, donna a morir t' appresta. Zaì. Ebben... si parta... addio 1 Seb. Ciel ! dove mai ?

Zaì. (respingendolo) T'arresta. Seb. Un suon lugubre ascolto! (spalanca la porta di fondo)

I carnefici!... o cielo! qual lampo mi rischiara!

In te, gli iniqui , il mio

Rifiuto in te, s'apprestano a punir! Zaì. Che importa, se nel cielo ne deve un Dio riunir?

Seb. lnvan lo speri... ah no !

Che nuovo strazio , o Dio , L' infame a me serbò !

Zaì. Per salvar i miei

L* onor suo calpestar ,

Degradar il mio re si potria ?

Cessa, deh ! preghi invan I

L' onta tua consentir! mai, no, non fia.

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Seb. Che mi cai - dell' onor?

Tu morir ! - giusto ciel .,

Tu morir! - e per me ! mai., no., non fia. Cessa; deh! preghi invan !

10 salvar ti saprò, vita mia !

(Seb. si slancia verso il tavolo per sottoscrivere il foglio) Zaì. (frapponendosi)

Ebben , se sordo sei Al grido del dover ,

Se nullo i preghi miei Hanno su te poter ,

Dritto abbandona e trono ^

11 avito onor calpesta , Tua complice io non sono ,

E sia la morte mia, la mia protesta!

(tenta lanciarsi dalla finestra) (Sebastiano mettendo un grido la trattiene) a 2

Se cosi perir de' Tanto amor, tanta fè, Se quaggiù più per noi non V ha speme : Vien, ben mio, sul mio sen., Incontriam morte almen Stretti insieme.

(in questo s1 ode al di fuori la voce di Camoens)

0 marinari ! Seb. Camoens !

Cam. La notte è serena , (di dentro)

La calma profonda 3

Nel porto , e siili* onda

Già 1' opre cessar ! Zaì. Oh suddito fedele !

Cam. Ristretti e fidenti , (come sopra)

Ma cheti voghiamo , Sul flutto dobbiamo , Com' ombre , strisciar.

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sì!, E lui !

Camoens !

Ascoltate.

, sotto quel masso (e. s.)

Che sporge siili' onde , La preda s' asconde Che uniti cerchiam. Di speme sommesso Un canto s' intuoni ; Ma presso ai bastioni Tacenti voghiam. La notte è serena, La calma profonda, Nel porto sull'onda Già l'opre cessar.

SCENA IV. CAMOENS dalla finestra e Detti.

Seb. Camoens !

Cam. Mio prence.

Rinasci alla speranza. Il popol freme , E domanda il suo re. La nostra fuga Seconda, in guardia posto a questa torre, Un soldato fedel , pieno d' ardire.

a 3

Ah sì! liberi insieme., o insiem morire! Muoviam guardinghi con gran mistero, Sol un sospir - ne può tradir ! Abbiam il cielo per condottiero E a noi si fa - scudo amistà! Cam. Una scala al balcone sospesa ,

(sollevando air altezza della finestra una scala di corda * ed assicurandola solidamente)

Ed al piè della torre una barca Salvi ne condurrà sull'altra sponda.

Seb. Ah

Zaì.

Seb.

Zaì.

Cam.

Coro

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Zaì. No ; attendi U

Cam. Cosa temi?

Zaì. Ah taci !

Cam. Ebbene !

Zaì. Alcun tu intendi?

Seb. No !

Cam. No ?

a 3.

Muoviam guardinghi con gran mistero, Sol un sospir - ne può tradir! Abbiamo il cielo per condottiero, E a noi si fa - scudo amistà !

(escono per la finestra, Camoens ultimo)

SCENA ULTIMA.

D. ANTONIO con séguito di Soldati. Dietro a lui D, GIOVANNI frettoloso e nella massima agitazione.

GlO. «Siam traditi. Sedotte le guardie della torre...

Ant. »Per mio comando ! (freddamente)

GlO. »In salvo già... (accennando la finestra)

Ant. »Perduti !

(accenna ai soldati che colle sciabole tagliano le corde attaccate alla finestra. Un grido, e i fuggitivi precipitano neir abisso. Cala il sipario).

FINE,

AZIONE STORICA

D I

EGIDIO PRIORA

AWERTIBfllfinr®

Chiamato all'onore di produrre alcun mio componimento coreografico su queste illustri scene trepidante offro al colto e rispettabile pubblico una storica produzione $ lusingan- domi eh' egli sarà per accoglierla con quella indulgenza e quella cortesia di cui fu pro- digo a tutti coloro , che mi precedettero in così difficile arringo. Col tacitarne generosa- mente i difetti vorrà farmi degno ^ spero, di quel compatimento al quale intende tutto il mio desiderio.

EGIDIO PRIORA.

ARGOMENTO.

Ippolito Buondelmonte , di fazione guelfa, preso da violento affetto per la figlia di Amerigo de1 Bardi, ghibellino, riesce a farla segretamente sua sposa. Mentre una notte discendea da un balcone della stanza di Dianora, tal era il nome della figlia di Amerigo, fu sorpreso da Tebaldo Manelli, a lei pro- messo sposo. Chiamali da costui i fanti del tribunale degli Otto, fu fatto tradurre il Buondelmonte avanti ai giudici per sospetto che avesse voluto attentare all'onore dei Bardi. Nella tema che, palesando Buondelmonte le sue segrete nozze avesse potuto la sua diletta sposa ricevere oltraggi e maltratti, confessò essersi introdotto in casa Bardi onde rubarvi un sacro talismano. Attribuendo a quello la superiorità che ottenevano sempre i Bardi sui Buondelmonti in varii incontri, avea voluto, assicurava, impadronirsi di quel palladio. Ippolito venne con- dannato, dietro questa asseveranza, a perdere il capo sul pati- bolo. Ma confessando pubblicamente Dianora il segreto nodo che a Buondelmonte Puniva., distrusse ogni sospetto, ed il supposto reo venne pienamente assolto. Amerigo, per V interposizione di varii illustri cittadini, deposta Tira che nutriva verso il Buon- delmonte, perdona alla figlia, abbraccia il di lei sposo, e rima- sero così estinti per qualche tempo gli odii che dividevano le due famiglie (i).

(1) In memoria di questo avvenimento Ippolito de1 Buondel- monti fece innalzare a Firenze un piccolo tempio sul quale vi si vede uno scudo, posto fra due libri 9 rappresentante le armi del popolo fiorentino accompagnale da questa enigma- tica divisa : Fuccio mi fece alludendo forse a quel famoso Fuccio de"" Lazzari Pistojese di cui parla Dante nel canto XXIV del- V Inferno.

PERSONAGGI ATTORI

Tri gambi Pietro Belliini-Casati L. Catte Effisio Bocci Giuseppe Mointi-Caresa.aa P.

Ugo ne BtiondcImoBile Gualdrada, sua moglie Ippolito , loro figlio Amerigo de1 Bardi filianora, sua figlia Tebaldo MaoaelII, anziano del se- stiere Oltrarno Razzam Francesco Averardo Cavalcanti Ricijim Luigi Gioia, ancella di Dianora Garba Anna Un piccolo figlio d' Ippolito e Dianora. Un messo del consiglio. Il capitano di giustizia. Un carceriere.

Dame Signori Paggi Damigelle Giardinieri Scudieri Guardie Popolo.

L'azione succede in Firenze nel Ì450.

BALLERINI,

Compositore dei Balli, sig. EGIDIO PRIORA Primi Ballerini Francesi

signor Carrey Gustavo signore King Giov. - Vente Car.

Prime ballerine italiane signore Marra Paride - Negri Angela - Citerio Antonietta Tommasini Angela - Scotti Maria allieve dell'I. R. Scuola di Ballo. Primi Ballerini per le parti signori : Catte Effisio - Pratesi G. - Razzani Fr. - Bocci G. Trigambi Pietro - Vigano Davide - Quattri Aurelio Prime ballerine per le parti signora: Monti-Caresana P. - Bencini-Molinari G. - Costantini C. Bagnoli Quattri Carolina - Bellini Casati Luigia - Gabba Anna. Primo ballerino per le parti comiche signor Paradisi Salvatore. Primi Ballerini di mezzo carattere signori : Puzone Leopoldo - Vago Carlo - Ronchi CarU Paladini A. - Marchisio Carlo - Della Croce Carlo Rondoni Pietro - Rumolo Antonio - Rugali Carlo Pincetti Bartolomeo - Scalcini Carlo - Fontana G. Bertucci Elia - Senna Domenico - Mora E. - Righini Luigi Meloni Paolo - Della Croce A. - Ramacini F. - Marzagora C. Prime Ballerine di mezzo carattere signore: Hoffer Maria - Morlacchi T. - Gaja Luigia Vigano G. - Banderali L. - Pratesi L. - Monti L. - Bellini E. Slrom E. - Braghieri Rosalbina - Ronchi Brigida - Novellau L. I. B. SCUOLA DI BALLO Maestri di Perfezionamento signor Blasis Carlo - signora Blasis Ramacini Annunciata. Maestro di ballo, signor Villeneuve Carlo. Maestro di mimica, signor Bocci Giuseppe. Allieve dell'I. B. Accademia di Ballo signore: Negri Angela - Citerio Carolina - Tommasini Angela Scotti Maria - Yiganoni Adelaide - Gabba Sofìa - Saj Car.

Bonazzola Enrichetta - Molinari Angela - Damiani Orsola Appiani Maddalena - Wuthier Ernestina - Figini Leopoldina

Radaelli Amalia - Bedotti Giovannina - Orsini Anna Bianchi Caterina - Cavenago Giovannina - Cucchi Claudina Bertucci Vicenzina - Gessaga Gaetana - Suardi Adelaide Gianoli Emilia - Melsens Paolina - Bertoni Maria - Galli Elisa.

Allievi dell'I. B. Accademia di Ballo Corbetla P. - Simonetta G. - Cabrini C. - Conti C. - Bellini L. Ballerini di Concerto. N. 12 Coppie.

ATTO PRIMO. Parte del parco con vista del palazzo Bardi.

Amerigo de' Bardi celebra una festa nei proprio parco, onde avvicinare Tebaldo Manelli a sua figlia della quale è sua mente farlo consorte.

Terminate le danze, Bardi presenta Manelli all' adu- nata comitiva quale fidanzato di sua figlia. Sorpresa Dianora di quanto le vien fatto sentire, dichiara essere schiva di nozze, non altro bramando che di passare i suoi giorni presso l'amato genitore. Amerigo mostrasi commosso a questa dichiarazione, ma non resta dal farle intendere essere immutabile la sua volontà, per cui Dia- nora mostrasene oltremodo dolente. Ippolito, che furti- vamente e sotto mentite spoglie introducevasi in questo recinto, ove rimase occulto spettatore di quanto occorse, coglie il destro di consegnare nascostamente un foglio alla sua sposa, e si dilegua.

Manelli che attentamente esaminava ogni moto di Dia- nora, s'avvide dello sconosciuto che avvicinavala, ed en- trato in sospetto corre sull' orme di lui. Egli non tarda a ritornarsene, e narra, fissando il suo sguardo in quello di Dianora, come insospettitosi di un dubbio personag- gio che assisteva nascostamente alla festa, corresse sulle di luì traccie per riconoscerlo; ma avendo quello scalalo velocemente il muro del parco, potè sottrarsi colla fuga alle sue indagini. Egli è questo un ribaldo che me- dita un tradimento a nostro danno!

Così dicendo Manelli fissa il suo sguardo in quello di Dianora la quale cerca nascondere il proprio turbamento tra le braccia di Gina. La sorpresa è sul volto di tutti. Furore di Amerigo che snuda il ferro ed invita gli astanti a seguirlo. Manelli furente d'ira pel disprezzo

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di Dianora, prefigge di vendicarsi e di raggiungere ad ogni modo il suo intento. La misera Dianoi a palpitante sul!' avvenire de! suo sposo , vorrebbe seguire il padre, ma Gina la trattiene, e seco la conduce ne' suoi appar- tamenti.

ATTO SECONDO. Gabinetto di Dianora.

Dianora legge il foglio testé da Ippolito ricevuto. Gina nulla lascia intentato per convincerla di palesare al vecchio Bardi il nodo che segretamente la stringe a Buondelmonte; ma intesa a leggere attentamente il messaggio del suo spo- so, essa non porge ascolto alle insinuazioni di Gina. Dia- nora partecipa alla sua ancella come in brev' ora il so- lito segnale annunzierà V arrivo di Buondelmonte. Gina tenta inutilmente ogni mezzo perchè Dianora asten- gasi in quella sera dal riceverlo. - Odesi improvvisa- mente il segnale. Una scala di corda affidata al davan- zale della finestra agevola la salita di Buondelmonte, che, non appena nel gabinetto, è fra le braccia dell'affettuosa sua sposa. Chiede del figlio che gli viene da Gina re- cato , e quindi partecipa a Dianora la persecuzione di Manelli ed i propri sospetti che venga scoperta la loro segreta unione. Un lieve rumore si fa sentire ; e

Nasconditi Ippolito, gli dice Dianora. Amerigo muove al suo appartamento.

Vedesi infatti dietro una porta vetrata passare Ame- rigo scortato da' suoi servi, che muove alle sue stanze.

Ippolito, propone a Dianora di seco lui fuggire onde sottrarsi allo sdegno paterno ed alle persecuzioni del Manelli. Dianora accenna obbedire. Ippolito affac- ciandosi al balcone vede la piazza ingombra di gente e rischiarata da una quantità di faci. Sbigottito tenta la fuga per altra parte, ma inutilmente. Ippolito messo in saivo gli oggetti più cari del suo cuore tenta sottrarsi, quando i fanti del tribunale inoltrano per arrestarlo. Ippolito oppone la resistenza alla forza. Amerigo, fatto

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consapevole dal Manelli dell' accaduto inveisce contro di Buondelmonte. I fanti lo accusano colpevole di fur- to. Manelli gioisce dell' avvilimento del suo rivale e ritiene da questo momento compiuta la sua vendetta. Dianora corre al padre e tenta ogni mezzo di mitigare il suo furore. Amerigo preoccupato soltanto dall'idea di poter isfogare l'odio suo contro una famiglia a lui nemica, impone alla figlia di ritirarsi, e nel respingerla da la fa cadere svenuta nella braccia di Gina. Ip- polito è trascinato al tribunale per esservi giudicato dei supposto delitto.

ATTO TERZO.

Carcere nel palazzo della Signoria.

Una donna mascherata supplica il carceriere a con- cederle di parlare col detenuto Buondelmonte. Questi mostrasi fermo nel suo dovere; ma alla vista d'una borsa piena d'oro si lascia vincere, e. coli' accettare il dono, accorda all' incognita un breve colloquio col Buondel- monte eh' egli fa sortire dal suo carcere, allontanandosi quindi. Dianora si toglie la maschera , e gettasi fra le braccia del suo sposo il quale, fuori di per la gioja, la stringe con effusione d'affetto al suo seno, quantun- que lo turbi il pensiero del pericolo a cui si espose la sua diletta, che gli partecipa come essa meditasse ad un mezzo di fuga. In questo entra precipitoso il custode, ed impone all' incognita di partire sull'istante: dovendo introdurre l'anziano Manelli, seguito dal messo del con- siglio apportatore della sentenza dei delinquente. Estre- mo è il dolore di Dianora. Ippolito ed il carceriere in- sistono perchè Dianora si tolga da quel luogo, ma sono sorpresi dal Manelli il quale con infernale sorriso mo- stra la sentenza tolta al messo. Fremito di Buondel- monte e disprezzo ad un tempo pel suo persecutore. Ma questi con nera ipocrisia dichiara al detenuto che in onta alle sue minacele ed all' odio che lo persuade a

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disprezzarlo egli viene in suo soccorso per farlo salvo. La misera Dianora ingannata dalle false espressioni del Manelli, abbandonando ogni ritegno, si toglie la ma- schera e si getta ai piedi di queir empio , onde vieppiù impegnarlo all' atto generoso da lui proposto. Manelli le fa conoscere che ad un sol patto egli potrà giovare al Buondelmonte., al patto cioè ch'essa gli sarà moglie. Sdegnato Ippolito rimprovera all'infelice l'umiliante sua situazione. Dianora, tosto rialzandosi, rigetta le pro- teste del Manelli e lo disprezza; indi abbracciando lo sposo parte nell'intendimento di salvarlo. Deluso nelle sue sperenze, Manelli richiama il messo che avanzasi cogli armigeri : gli restituisce la sentenza e gli intima, partendo, di fare il suo dovere. Non appena il perfido s'è allontanato, che il messo fa noto al detenuto essere stato condannato alla pena capitale. Ippolito, all'idea di una vicina morte che lo toglie ai genitori, ad una mo* glie affettuosa e ad un tenero figlio è sul punto di abban- donarsi al più profondo avvilimento ; ma scosso infine dal pensiero della propria innocenza si riconforta : ed innalzando una fervente preghiera al cielo si lascia ri- condurre dalle guardie al suo carcere.

ATTO QUARTO.

Una piazza di Firenze.

Nella ricorrenza di una festa popolare tutto è movimento. Ma la festa è sospesa dal funebre convoglio che conduce Ippolito al supplizio. Molte persone accorrono, fra le quali distinguonsi Ugone e Gualdrada, i genitori d'Ippolito, che slanciandosi fra la folla vorrebbero abbracciare il figlio, se non che vengono dalle guardie respinti. - Giunge final- mente Dianora e palesa pubblicamente il nodo che la stringe a Buondelmonte, accusandosi di aver essa sola pro- mosso ed agevolato il modo d'introdurre Io sposo nel suo appartamento col quale intendeva fuggire. Questo rivelo commove gli astanti. Molti illustri cittadini inler-

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pongono la loro autorità presso il capo degli armigeri onde sospendere per poco almeno 1" esecuzione della sen- tenza, affrettandosi intanto un aderente della famiglia a dar parte della scoperta al consiglio degli Otto. Alla nuova del- l' accaduto sopraggiungono Manelli ed Amerigo che ve- dendo la propria figlia unita all'odiata famiglia de'Buon- delmonti, la carica di rimproveri e di minacele. Molti cavalieri s' inframettono per calmarlo. Dianora ed Ippo- lito incoraggiati dalle dimostrazioni di vivo interesse dei circostanti, si gettano ai piedi di Amerigo e con lagri- me e con preghiere tentano di placarlo ed ottenerne il perdono. Manelli , acceso di rabbia , riavviva l' ira nel petto del Bardi e gli rammenta la giurata fede; sicché egli discaccia da la figlia, e nel momento che sta per inveire contro di essa, Gina pone il fanciullo fra le brac- cia di Dianora. I pianti di tutti, le preghiere dei circo- stanti vincono infine la ritrosia del padre, e lo riducono a perdonare. Egli abbraccia la figlia ed il genero : si riconcilia con la famiglia Buondelmonte e tutti uniti si avviano al consiglio per giustificare il supposto delitto d'Ippolito. Manelli al colmo dello sdegno, deluso nel- l'amor suo, e vedendo perduta ogni speranza, medita vendicarsi.

ATTO QUINTO.

Una strada di Firenze alla sinistra dello spettatore il palazzo Buondelmonte.

Il Manelli si aggira cautamente intorno al palazzo del suo nemico. Un uomo mascherato gli si avvicina: rico- nosciuto dal Manelli gli chiede:

Trovasti i compagni necessarii all' impresa?

Tutto trovai! risponde lo sconosciuto.

E dietro un suo cenno sono raggiunti da due altri individui. Il Manelli facendoseli accostare e regalandoli di molto danaro, esige da essi che giurino fedeltà e si» lenzio su quanto sta per comandar loro.

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Egli è in questo momento che il bargello., seguito da alcuni fanti del Consiglio, presentasi al fondo della sce- na, ed insospettendosi dell' aria misteriosa con che Ma- nelli ed i suoi compagni si tengono insieme nascosta- mente riuniti l avvicinasi loro con circospezione e scopre la meditata trama. Egli ode come il Monelli in-] giunga ai novelli arrivati d'approfittare del frastuono! della festa, che ha luogo in casa Buondelmonte, per ivi introdursi : ed internandosi nella parte più solitaria delhv medesima, ad un convenuto segnale appiccarvi il fuoco. Ciò fatto dovranno essi raggiungerlo per poscia ef- fettuare il rapimento di Dianora. Il bargello si scopre, e fa arrestare i fautori dalle sue genti , sdegnando dil riconoscere 1' autorità del Manelli. Il Cavalcanti, oc-i culto spettatore dell' accaduto, dopo che il bargello si è assicurato degli insidiatori, segue i detenuti affine djf deporre contro il nemico delle due possenti famiglie.

ATTO SESTO.

Giardino fantasticamente illuminato,

La gioja è nelle case dei Buondelmonti. Ugone e Gual- cì rad a hanno raccolto presso di loro i più cospicui cit- tadini di Firenze che partecipano della letizia , provo- cata da cosi lieto evento, Amerigo giunge co' suoi amici e viene accolto con giubilo dai Buondelmonti. Cavalcanti affrettasi di raccontare agli astanti le deluse trame del Manelli, e la pena a cui verrà condannato dal Consiglio degli Otto. Dianora, Buondelmonte e seco tutti, porgono fervidi ringraziamenti al cielo per averli] sottratti a così grave pericolo. Si riprendono le danze,1 ed un quadro rappresentante la riconciliazione delle due famiglie nemiche di termine al ballo.

FINE.